10 punti a chi mi commenta in modo ricco e completo qst poesia?
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
E' il mio cuore
il paese più straziato
Giuseppe Ungaretti
Answer:
Ciao
Un consiglio: scrivi tu un tuo commento personale... il copia e incolla è pericoloso se il professore se ne accorge...
Un piccolo aiutino
http://www.fauser.edu/students/saurin/ht...
http://balbruno.altervista.org/index-316...
http://kidslink.bo.cnr.it/correggio/pace...
Spero di esserti stata un po' di aiuto...
Bye
non mi da emp
ozioni non mi suscita niente scarsa
Vabbè...ad una ti ho risposto ma così diventa un vizio...
Beh..
commentarla non saprei, ...
ma il mio cuor debitore
ti ringrazia con tanto amore
e` da parecchio che non la leggevo,
e il rifarlo
provoca in me sollievo
tante lacrime di commozione,
tant'e` forte la sua emozione..
Che e` un capolavoro di Giuseppe Ungaretti,
solo questo dicir,
il resto ai reietti.
free
p.s: anche se non mi dai i 10 punti, mi dici come si fa? dal primo livello? Voglio imparare... non so come si fa ... :-( .. Grazie ;)
Questo è il commento che puoi trovare sul sito www.ungarettionline.it
"Struttura:
La lirica è formata da versi liberi suddivisi in due quartine e due strofe di due soli versi (distici). Il confronto con la prima versione è illuminante, perché si possono cogliere le correzioni apportate da Ungaretti e comprendere la sua tensione per raggiungere l’essenzialità nella comunicazione poetica. Vengono eliminati, infatti, tutti quegli elementi che vincolano, in un certo senso, ai luoghi: esposto all’aria (riferito al brandello di muro), nei cimiteri (riferito alla destinazione degli eventuali resti umani dopo il bombardamento che ha raso al suolo San Martino del Carso). Il processo di essenzializzazione è poi evidentissimo negli ultimi versi: la lapidaria sentenza finale della redazione definitiva (è il mio cuore / il paese più straziato) nasce da una prima versione costituita di ben otto versi, contenente anche una domanda retorica.
Temi:
La distruzione di un paese diventa, in questa lirica, l’emblema del dolore del fante-poeta, che sembra rivivere lo strazio provato, dopo la battaglia, di fronte alle rovine penose di San Martino del Carso: case ridotte a cumuli di macerie, con qualche brandello di muro ancora in piedi, persone (commilitoni e abitanti di quel paese) letteralmente dissolte dalle cannonate, ma presenti e vive nel cuore del poeta, un cuore straziato, proprio come quel paese, un cuore straziato dai ricordi brucianti di giorni di morte e di rovina. L’analogia tra paese e cuore è folgorante in questo senso. Nel precario confine tra la vita e la morte, quando ogni cosa può rovesciarsi nel suo opposto o scomparire per sempre, in un attimo, all’improvviso, San Martino del Carso diventa l’emblema della dialettica tra essere e nulla. Solo chi sopravvive a una tale tragedia, con il cuore come un cimitero pieno di croci, può "comprendere", come il fante-poeta, e gridare al mondo il suo attaccamento alla vita".
Il mio commento non te lo esprimo perchè non penso che direi le stesse parole che suscita in te leggendola. A me piace molto anche questa:
Natale
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
CIAO!!!
Secondo me questa è una poesia che trasmette una grande tristezza e un senso di angoscia e solitudine provato dall'autore:è molto triste secondo me il paragone tra il vuoto (materiale)che la guerra ha lasciato nella città e quello lasciato nel cuore di Ungaretti che ha perso tutto ciò che di più caro aveva ma che porterà sempre nel suo cuore
ciao
questa poesia mi ricorda di uno dei più grandi poeti rumeni si chiamava George Bacovia(poeto rumeno)
anche le suoi poesie erano triste
L’immagine di un paese distrutto dalla guerra, San Martino del Carso, è per il poeta l’equivalente delle distruzioni che sono celate nel suo cuore, causate dalla dolorosa perdita di tanti amici cari. Ancora una volta il poeta trova nelle immagini esterne una corrispondenza con quanto egli prova nei confronti dell’uomo, annullato dalla guerra. La lirica, di un’estrema essenzialità è tutta costruita su un gioco di rispondenze e di contrapposizioni sentimentali, ma anche verbali: di San Martino resta qualche brandello di muro, dei morti cari allo scrittore non resta nulla; San Martino è un paese straziato, più straziato è il cuore del poeta. Così, eliminando ogni descrizione e ogni effusione sentimentale, l’Ungaretti riesce a rendere con il minimo di parole la sua pena e quella di tutto un paese, e dà vita a una lirica tutta nuova.
La lirica è costituita da quattro strofe. Le prime due strofe sono legate da un’anafora ("di queste case … di tanti") e dalle iterazioni ("non è rimasto … non è rimasto; tanti … tanto"). La metafora "brandello di muro" riconduce all’immagine di corpi mutilati, straziati, ridotti a brandelli. La terza strofa si apre con un ma che ribalta l’affermazione precedente. Come le prime due, le ultime due strofe sono legate da un parallelismo ("ma nel cuore … è il mio cuore") e dall’analogia (cuore = paese). Anche se nulla è rimasto dei compagni morti, "nessuna croce manca": non è svanito il ricorso di nessuno di quei morti. Le croci suggeriscono l’immagine di un cimitero, ma richiamano, naturalmente, anche al sacrificio e alla morte del Cristo.
L’immagine finale del cuore straziato richiama quella iniziale del brandello di muro, racchiudendo il componimento in un cerchio di dolore.
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