" La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator,forbendola a'capelli del capo ch'elli avea di retro guasto."?
Answer:
è l'inizio del Canto XXXIII dell'Inferno, prima Cantica della "Divina Commedia" di Dante Alighieri.
Il personaggio in questione è il Conte Ugolino della Gherardesca (Pisa, circa 1220 – Pisa, marzo 1289) e il "misero teschio" che si sta rosicchiando (per la precisione ne ha "tutto guasto" la nuca) è quello del suo mortale nemico, l'Arcivescovo Ruggeri, che condannò lui, due suoi figli e due suoi nipoti a morire di fame in una torre (che c'è ancora a Pisa) e che da allora si chiama appunto "Torre della fame".
Ugolino era un aristocratico toscano di origine sarda, uomo politico guelfo e comandante navale del XIII secolo.
Ricoprì un'importante serie di cariche nobiliari: fu infatti Conte di Donoratico, secondo in successione come Signore del Cagliaritano e Patrizio di Pisa; divenne Vicario di Sardegna nel 1252 per conto del Re Enzo di Svevia, e fu uno dei vertici politici di Pisa dal 18 aprile 1284 (come podestà) al 1 luglio 1288, giorno in cui fu deposto dal ruolo di capitano del popolo.
Gli attriti con Ruggeri degli Ubaldini (arcivescovo di Pisa nonché capofazione ghibellino) portarono la sua posizione a peggiorare a tal punto che finì con alcuni figli e nipoti rinchiuso in una torre, dove morì per inedia nel marzo 1289.
Vent'anni dopo Dante ne fà una delle più potenti figure di tutto il poema, simbolo di odio inestinguibile ma anche di tenero amore di padre.
la diceria che si sia mangiato i figli (ovviamente già morti!) nasce dall'oscuro verso con cui conclude il terribile racconto della sua agonia: "poscia più che il dolor potè il digiuno".
alcuni l'hanno interpretato così: "dopo che ho visto morire i miei figli e nipoti in questo modo terribile senza poter fare nulla per salvarli, la fame (il digiuno) mi spinse a mangiarli, soffocando persino il dolore".
ma c'è anche chi lo interpreta in un altro modo: "avrei dovuto morire di dolore, lì, subito, tanto grande era la mia disperazione, invece il mio destino è stato più terribile: ho dovuto soffrire fino alla fine e sono morto proprio di fame"
io preferisco la seconda interpretazione.
certo che Dante in questo caso è davvero ambiguo (forse volutamente).
è una terzina della divina commedia di Dnate, dell'inferno, più precisamente l'inizio del 33 e ultimo canto, quando Dante è davanti al conte Ugolino Della gerardescacondannato a morire in una torre di fame insieme ai suoi figli.... beh.... lui si mangia i figli! anche se qui il "capo" è quello di chi l'aveva condannato
Così a primo impatto m viene un canto dell'inferno della Divina Commedia e se non ricordo male quello del Conte Ugolino
Kissà se mi ricordo bene!
La Divina Commedia - Inferno - Canto XXXIII e parla del sospetto
di Dante sul conte Ugolino: divorò davvero i corpi dei figli?
Divina Commedia. Conte ugolino. Sono sicura.
a prima vista mi sembra la Divina Commedia, però non saprei di quale canto si tratti...
Si tratta dell'inferno dantesco e questa frase è riferita al conte Ugolino...rinchiuso da un cardinale in una torre insieme ai figli, in questa scena il conte divora la testa di colui che lo segregò nella torre...
Il conte Ugolino e l'arcivescovo Ruggeri... La Divina Commedia... Inferno... Political correct dell'epoca di Dante... Sigh...
Divina commedia. canto XXXIII. Inferno. il conte Ugolino solleva la bocca dal teschio(fiero perchè un teschio è cibo per animali) e la ripulisce coi capelli di quel capo che lui aveva roso nella parte di dietro(il capo è del vescovo Ruggeri).
La divina commedia
La giusta risposta ti è gia stata data......è del poeta dei poeti......Dante Alighieri....abito nella sua città......e qui si respira aria di Divina Commedia......
L'estate scorsa ho sentito questo passaggio recitato da Benigni una grande e unica emozione.Smack
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