La folla nei capitoli XII-XIII dei Promessi Sposi?

Ciao gente. Devo fare un testo argomentativo sulla folla dei capitoli XII-XIII dei Promessi Sposi. Devo mettere in evidenza prima cosa ne pensa il Manzoni riguardo alla folla portando anche degli esempi e poi mettere il mio giudizio argomentandolo. M serve una mano a cercare queste informazini ed a formare il testo. V prego aiutatemi!

10 PUNTI ALLA MIGLIORE RISPOSTA!

Answer:
nel capitolo 12 vi sono elementi visivi e uditivi che rappresentano la folla come una massa in cui prevale l'irrazionalità e l'istintività;nella descrizione della folla viene portata avanti la metafora della tempesta (si riuniscono in crocchi...come gocciole sparse sullo stesso pendio,si muovono a branchi spinti come flutti da flutti,nella tempesta delle grida,il torrente penetrò per tutti i varchi);dal punto di vista linguistico assistiamo ad un progressivo degradarsi del registro linguistico (ecco se c'è il pane gridarono!,dobbiamo mangiare pane anche noi, al forno al forno!!è questo il pane ahimè ohi!)
L'unico modo che c'è è leggersi i 2 capitoli e sottolineare le informazioni.
E' un lavoro noioso, ma certamente non è qualitativamente paragonabile alla ricerca di informazioni prese qua e là su Internet.
dai siti internet sottostanti
"Ne "i promessi sposi" assistiamo molte volte a scene dove in primo luogo c'è la folla che fa quasi sempre da antagonista ai personaggi del romanzo. Ma perche il Manzoni è così critico nei confronti della folla?
Una risposta esauriente a questa domanda si può avere se si esamina attentamente la psicologia dell'autore; egli non condivide il collettivismo nelle scelte più o meno importanti ma parteggia per un individualismo che fa emergere la ragione dell'uomo e si contrappone , appunto a quel collettivismo che porta ad atti di violenza verso innocenti o verso persone che hanno fatto lo sbaglio di ubbidire agli ordini dei superiori; un esempio concreto è la folla del tumulto che compie atti vandalici esasperando il concetto di giustizia terrena. Ma in questa folla emergono soprattutto dei personaggi detti furbi poichè auspicano ad incitare la folla per trarre vantaggio, come per l'assalto al forno in Milano.in questa "scena" vediamo come degli uomini saccheggiano le casse del forno, e non si interessano del pane che il resto della folla vuoile perchè muore di fame.
Questo concetto è ancora attualissimo poichè in molte situazioni ci sono persone che ne traggono vantaggio in modo losco a discapito di altri!!!!!!!"
Prendendo in considerazione alcuni episodi circa l’“assalto ai forni” ritornano sicuramente alla mente le considerazioni e soprattutto le conclusioni di Girard in merito sia al frenetismo mimetico tipico delle folle, sia al ricorso al capro espiatorio, sia al messaggio cristiano rivelatorio e rivoluzionario.

Andando per ordine nel testo leggiamo quanto segue: “le circostanze particolari di cui ora parliamo, erano come una repentina esacerbazione d’un mal cronico. Qualunque raccolta non era ancora finita di riporre, che le provvisioni per l’esercito, e lo sciupinio che sempre le accompagna, ci fecero dentro un tal vòto, che la penuria si fece subito sentire”[1]. Notiamo come esistano tutti i presupposti per la caduta in una crisi mimetica a cui si arriva a causa del sentimento di persecuzione provato dai cittadini, in questo caso contro le autorità. Infatti si accenna ad una carestia causata soprattutto da sperperi ingiustificati e scelte amministrative dannose per gli amministrati. Ai testi manzoniani preme sottolineare una sostanziale situazione di relativismo giuridico in quanto l’inadeguatezza delle leggi provoca una disparità di trattamento tra le parti a causa della strumentalizzazione della giustizia (intesa come idea assoluta) a favore del potere. Non possono mancare le citazioni di alcune celebri asserzioni di Manzoni quali << Non si tratta di torto o di ragione, ma si tratta di forza >>, oppure << a saper maneggiare bene le grida, nessuno è reo e nessuno è innocente >>.

Ritornando al testo la situazione di crisi collettiva è descritta in modo esemplare poco dopo: “le strade e le piazze brulicavano d’uomini, che trasportati da una rabbia comune, predominati da un pensiero comune, conoscenti o estranei, si riunivano in crocchi senza essersi dati d’intesa quasi senza avvedersene, come gocciole sparse sullo stesso pendio. (…) I conquistatori non erano soddisfatti di prede così piccole (ossia l’aver assalito e derubato del carico di pane un giovane garzone). Al forno! Al forno! Si grida. (…) La gente comincia a affollarsi di fuori, e a gridare pane! Pane! Aprite! Aprite!. (…) Il furore accrebbe le forze della moltitudine: la porta fu sfondata, l’inferriate svelte; e il torrente penetrò per tutti i varchi.”[2] Innanzitutto Manzoni sottolinea come la folla si sia formata non in seguito ad accordi precedenti, ma al momento: tutti si sentono amici di tutti, tutti si sentono danneggiati ugualmente, nessuno sa quello che sta facendo, tutti hanno un unico scopo: farsi giustizia. E’ evidente il contagio mimetico che si espande a macchia d’olio tra i cittadini, anche tra quelli inconsci ed estranei come Renzo. L’elemento fondamentale è che tutti si sentono nel giusto, credono che sia loro permesso assalire garzoni e forni in quanto simboli dell’ingiustizia, dell’oppressione. E dopo tutto a quanto pare la protesta della massa non è priva di ragioni, ma giustificata da una situazione quasi insostenibile che, in linea con il pensiero girardiano, da l’avvio ad un episodio di frenesia mimetica che acceca la comunità esasperata. E’ il contagio mimetico che produce tale effetto di ignoranza totale e sensazione di essere in ragione (come è dimostrato ad esempio sia nell’episodio della Lapidazione di Efeso narrata da Apollonio, sia in alcuni passi delle Baccanti di Euripide, sia dalla Crocifissione seppure in un altro contesto). Girard sottolinea chiaramente come la folla sia inconscia di quello che va a fare, soprattutto è inconsapevole, fino alla Rivelazione cristiana, dell’ingiustizia dell’atto di violenza collettiva che va a compiere contro la o le vittime di turno: “E’ laddove non è rappresentata che la frenesia mimetica può esercitare un ruolo generatore, per il fatto stesso che non è rappresentata. Una volta che l’intera comunità ha ceduto al contagio, tutto ciò che essa può dire è il mimetismo violento a dirlo per lei, il mimetismo che afferma la colpevolezza della vittima e l’innocenza dei persecutori”[3]. E’ il risentimento che il popolo prova a causa delle ingiustizie subite che sta alla basa delle proteste, dei crocchi in preda a frenesia mimetica."

"Come Manzoni descrive, la folla si lascia andare a grida ed altre manifestazioni di propositi che, secondo la lezione di Gans, devono essere considerate come espressioni ostensive ossia come frasi rivelatrici di una crisi collettiva che probabilmente sfocerà in atti di violenza da differire mediante la rappresentazione onde evitare una situazione di bellum omnium erga omnes. In questo specifico ambito sembra chiara la maggior completezza e profondità antropologico-sociale della teoria girardiana rispetto alla giovane ipotesi di Antropologia Generativa di Gans: infatti, rimanendo all’interno dell’ipotesi originaria ci si aspetterebbe una negoziazione da parte del linguaggio (operata da una persona, autorità o altri) che abbia come scopo il differimento della violenza. Nel romanzo le espressioni di violenza ipotetica che seguono la crisi collettiva si fanno concrete: l’assalto ai forni, al garzone, all’abitazione del Vicario della provvigione. Girard vede nella violenza un in sé dell’uomo che fino alla Rivelazione cristiana trovava la sua maggiore espressione nella coalizione contro una vittima espiatoria da parte della folla che si crede nel giusto, che non si rende conto della prevaricazione dei diritto di una persona uguale a loro; in Gans è troppo forte l’ipotesi originaria, puramente teoretica e poco antropologica, è problematico il fatto di doversi attenere sempre al little bang per comprendere ogni istituzione della società civile, insomma è troppo poco antropologica rispetto al pensiero di Girard che dimostra la convivenza del modello fondativo antropologico del diritto con le classiche posizioni favorevoli al modello fondativo del diritto morale-religioso: è la Croce che giustifica le moderne posizioni tipiche dello stato di diritto, è il Cristianesimo che per primo “sconfigge” Satana e con esso tutta la tradizione mitologica che vede come positiva e giusta la violenza mimetica contro un capro espiatorio! Lo stesso Girard, in un’intervista rilasciata in merito ai rapporti tra il suo pensiero e la teoria dell’Antropologia Generativa, afferma quanto segue: “Eric is a philosopher and he likes what scientists call the elegance of real theory. I like all this but he is not enough of an ethnologist, to my taste, in his version of GA”. Sottolinea, in altre parole, l’eccessiva astrattezza del pensiero di Gans.

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