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Misogallo
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Incisione sull'antiporta dell'edizione del 1799Il Misogallo è un opera di Vittorio Alfieri , comprendente generi letterari diversi (in particolare prose e rime) ispirati agli eventi della rivoluzione francese tra l'insurrezione di Parigi nel luglio 1789 e l'occupazione francese di Roma nel febbraio 1798.
In quest'opera antifrancese, Alfieri,con una critica feroce e pungente, rivede i suoi primi lusinghieri apprezzamenti rivolti alla Rivoluzione convogliati nell'opera Parigi sbastigliato.
La Francia in genere, e la Rivoluzione in particolare, sono dall'Alfieri considerate ree di aver tradito l'ideale di libertà con i sanguinosi eccessi del Terrore.
[modifica] La pubblicazione
Le pagine di prosa e di poesia del Misogallo, furono scritte fra il 1789 e il 1798,raccolte, selezionate ed ordinate tra il 1793 e il 1795.
Nel 1799, Alfieri stampò in forma anonima una parte del Misogallo con il titolo : "Contravveleno poetico per la pestilenza corrente".
La prima edizione completa venne stampata a Londra nel 1799 in forma anonima .
La prima edizione ufficiale dell’opera uscì nel 1814, solo dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, alla vigilia della Restaurazione.
Grottesco aggregato di generi diversi, Il Misogallo raccoglie prose e rime ispirate dagli eventi epocali che segnarono il decennio compreso tra l'insurrezione di Parigi nel luglio 1789 e l'occupazione francese di Roma nel febbraio '98. La critica intransigente e feroce di Alfieri, che sconfessa clamorosamente le illusioni utopiche e congela le accensioni pindariche del Parigi sbastigliato, non si appunta soltanto sulla Francia e sulla Rivoluzione, cementati in un binomio inscindibile, ma coinvolge l'intero quadro politico e sociale europeo, tiranni antichi e recenti, dominatori e oppressi, in un vortice disperato di negazione, di denigrazione e di odio a cui fa da controcanto il mito di un'Italia futura, l'Italia «virtuosa, magnanima, libera, ed una» evocata nella Prosa Prima e nel sonetto di Conclusione dell'opera. «Nel Misogallo,» commenta l'autobiografia, «io aveva riposto la mia vendetta e quella della mia Italia; e porto tuttavia ferma speranza, che quel libricciuolo col tempo gioverà all'Italia, e nuocerà alla Francia non poco. Sogni e ridicolezze dautore, finchè non hanno effetto; profezie di inspirato vate, allorchè poi l'ottengono» (Vita IV, 24).
L'idea di una selezionata e ordinata raccolta dei testi misogallici che lo scrittore era solito affidare alla memoria o appuntare su carte sparse prima di introdurli nel ms. laurenziano Alfieri 13 e nel ms. laurenziano Alfieri 6, collettori distinti delle sue poesie e delle prose, non sembra risalire al gennaio 1793, come sostenne il più accreditato editore ottocentesco appellandosi a un passo della Vita che a ben vedere si limita a proporre un generico terminus post quem:
Stesi anche [nel 1793] una prosa storico-satirica su gli affari di Francia, compendiatamente, la quale poi, ritrovatomi un diluvio di composizioni poetiche, sonetti, ed epigrammi su quelle risibili e dolorose vertenze, ed a tutti que' membri sparsi volendo dar corpo e sussistenza, volli che quella prosa servisse come di prefazione all'opera che intitolerei Il Misogallo; e verrebbe essa a dare quasi ragione dell'Opera (Vita IV, 23).
Sembra piuttosto risalire alla seconda metà del 1794, quando i pezzi già composti giustificarono a pieno l'espressione «diluvio» usata nell'autobiografia e quando sui margini del laurenziano Alfieri 13 e del laurenziano Alfieri 6 i rimandi al Misogallo cominciarono ad essere coevi alla registrazione dei testi, non più integrati a posteriori. È significativo il fatto che al prosimetro non accenna alcun documento anteriore alla schedula del Rendimento di conti relativa al '95, che recita «Limato, e ricopiato il Misogallo», riferendosi ovviamente al manoscritto dove per la prima volta le tessere del mosaico misogallico erano assemblate e ordinate in base ai criteri di massima della successione cronologica e dell'alternanza dei generi, e dove per la prima volta si affacciavano la descrizione del Rame Allegorico e l'Avviso al Lettore:
In mille guise, due sentenze sole
Questa operuccia garrula racchiude:
Che Libertà è Virtude;
Ch'esser liberi i Galli, elle son fole.
Chi già 'l sapea, non logori qui gli occhi:
Chi nol vuol creder, tocchi.
Dato a lungo per «disperso» o «dall'autore stesso distrutto», quel manoscritto va riconosciuto nell'autografo di Montpellier, prezioso depositario della «prima forma» dell'opera. Il 14 febbraio 1796, completata la trascrizione, la raccolta misogallica contemplava quattro prose, un'ode, trentanove sonetti numerati oltre al Proemio e alla Conclusione e quarantacinque epigrammi numerati oltre all'Avviso e alla Licenza. Solo un mese prima, nel depositare nel ms. laurenziano Alfieri 13 l'epigramma 'Uno sforzato imprestito in bei dindi', lo scrittore aveva annotato «E quì si chiude bottega. Ep. 40. Son.i 40», ma sotto l'incalzare delle notizie relative alla campagna d'Italia non era evidentemente riuscito a contenere la sua vena rabbiosa entro gli argini di quello schema quadripartito (quattro le prose, quaranta i sonetti, quaranta gli epigrammi) e si era concesso lo sfogo di numerose aggiunte. Due anni dopo, nel febbraio del 1798, le prime due carte del manoscritto accolsero l'abbozzo e la seconda stesura della Prosa Prima, e di lì a poco furono stralciate e trasferite nella composita sezione misogallica del ms. laurenziano Alfieri 6 (cc. 92 e 93). Per compensare in parte la lacuna che si era creata all'inizio dell'autografo montpellieriano, l'autore vi introdusse allora un foglio semplice su cui segnò a grandi caratteri la canonica nota di possesso «Vittorio Alfieri. Firenze 1796.» e l'indicazione «Copia A. di mano dell'autore», inaugurando così la serie delle sigle distintive attribuite ai dieci multipli dell'operuccia.
Qui dovresti trovare qualcosa: http://www.classicitaliani.it/index135.h...
www.sapere.it e scrivi cosa vuoi
ciao
Perchè in salute della donna?
E cosa c'entra con la Salute? :-)
Buona fortuna comunque...
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